Quanto dura una psicoterapia?

Quando una persona chiede aiuto ad uno psicologo/psicoterapeuta spesso desidera sapere in anticipo quanto durerà il percorso, dal momento che questo significa riuscire a sapere quando ricomincerà a stare bene.

È bene sapere che il lavoro psicoterapeutico non ha uno svolgimento lineare: pur tendendo progressivamente al miglioramento del quadro psicologico, può presentare momenti di stallo alternati a momenti di rapida evoluzione e anche di momentanea regressione. Questo perché il lavoro psicoterapeutico, al pari del funzionamento mentale, è di una certa complessità e la costruzione di un equilibrio differente da quello che ha portato allo sviluppo della patologia, o della problematica presentata, necessita di tempistiche che sono assolutamente soggettive.

Se, per questi motivi, non è possibile delimitare a priori il tempo della terapia, è però possibile oltre che auspicabile procedere ad una definizione di obiettivi chiari e condivisi che consentano di procedere per tappe, in modo da dare una struttura al lavoro comune di paziente e terapeuta, di verificare se si sta procedendo nella giusta direzione e di consentire al paziente di sentirsi parte attiva nel proprio processo di cambiamento, presupposto indispensabile perché un processo evolutivo possa innescarsi.

Poiché la psicoterapia procede di pari passo con il normale svolgimento della quotidianità della persona che la sta affrontando, va da sé che ciò che accade nella vita del paziente può avere una grande influenza sul corso del suo trattamento.  Caratteristiche e cambiamenti delle condizioni di vita possono facilitare oppure rendere il lavoro più difficoltoso.

Di seguito vengono esposti i fattori che influenzano la durata di un percorso psicoterapeutico e che possono generare ostacoli o, al contrario, facilitare il processo di cambiamento del paziente:

Tempo di attesa: rimandare l’inizio della terapia, nella maggioranza dei casi, comporta percorsi terapeutici più lunghi. Questo deriva dal fatto che venire a capo ed affrontare uno stato di malessere che dura da qualche mese non è la stessa cosa che occuparsi di una problematica presente da anni e che si è cronicizzata con il trascorrere del tempo;

Gravità: occuparsi di una situazione grave è più impegnativo rispetto ad una di entità lieve o moderata, ragion per cui è probabile che essa necessiti di tempi di trattamento più lunghi;

Complessità della problematica presentata: una persona che soffre di un solo disturbo è in linea di massima più facilmente trattabile rispetto ad una che soffre di più sintomi o che vive in situazioni di vita problematiche maggiormente complesse ed intrecciate fra loro;

Significato del disturbo: comprendere il significato di un sintomo o di una situazione che genera sofferenza è indispensabile per trattarlo efficacemente, riducendo il rischio che possa essere in futuro sostituito da altri sintomi con la medesima funzione. La durata della terapia dipenderà quindi dalla  capacità del paziente di riconoscere e di affrontare in maniera diretta le proprie difficoltà e le proprie debolezze, senza “utilizzarle” per procurarsi quello che altrimenti non potrebbe ottenere;

Atteggiamento dell’ambiente familiare: Essere sostenuti dalle persone significative è un elemento facilitante la propria guarigione. Al contrario, essere circondati da familiari che non sostengono gli sforzi che la persona sta compiendo nel proprio percorso di guarigione, ad esempio colpevolizzando o ridicolizzando, può minare la motivazione e la  fiducia nelle proprie capacità di cambiamento. Allo stesso modo la famiglia deve essere disposta a sua volta a cambiare quando ciò si rivela più utile ed opportuno, ad esempio attraverso una diversa suddivisione dei compiti e delle responsabilità;

Presenza di una rete sociale: poter contare su una rete di supporto è un aspetto che rappresenta una risorsa aggiuntiva, poiché agisce  sulla consapevolezza della propria importanza per le altre persone e costituisce un fattore altamente motivante verso il cambiamento. Al contrario, l’isolamento costituisce un fattore prognostico sfavorevole, come evidenziato da tutta la ricerca scientifica in materia;

Eventi di vita: come già detto, ogni terapia non si compie “nel vuoto”, ma con persone reali che nel frattempo portano avanti la loro quotidianità all’interno di condizioni più o meno favorevoli per il loro benessere. Il sopraggiungere di eventi di vita significativi nel corso di una psicoterapia (nascita di un figlio, perdita di una persona cara, licenziamento, trasloco ecc.) ne influenza, nel bene o nel male, il decorso.

Consulenze psicologiche

La consulenza psicologica è uno strumento utile a permettere un processo di definizione di tutti quei problemi personali – sintomatici o meno – familiari, evolutivi, pedagogici e professionali che rientrano nelle difficoltà della vita che la persona (individuo, coppia o famiglia) può trovarsi ad affrontare, allo scopo di individuare le strategie di intervento psicologico più appropriate nell’agevolare il cambiamento, la crescita e la realizzazione personale dell’individuo.

Si tratta quindi di un momento di riflessione e di approfondimento sugli aspetti psicologici relativi al problema sollevato da chi ne fa richiesta, con l’obiettivo fondamentale di potenziare il benessere e migliorare la qualità della vita.

Il primo colloquio permette al cliente di sperimentare realmente ”come funziona”, di beneficiare di uno spazio di ascolto e accoglimento e di capire insieme al professionista qual è il percorso più adatto al suo tipo di disagio. Si prevedono due o tre colloqui preliminari, con funzione conoscitiva e di prima definizione della problematica presentata; la raccolta dei dati anamnestici e la descrizione di eventuali sintomi  permettono di ricollocare il disturbo attuale all’interno della storia personale dell’individuo.

Una volta individuata la problematica centrale che crea malessere, sarà possibile definire insieme un percorso individualizzato creato in maniera personalizzata per la problematica del cliente e per gli obiettivi che ci si propone realisticamente di raggiungere.

Le persone possono decidere di richiedere una consulenza per svariate ragioni: perché si trovano in una fase della loro vita particolarmente difficile o in un momento di crisi; perché soffrono di qualche tipo di disagio come ansia, umore deflesso, fobie, ecc.; in caso di difficoltà nella gestione dello stress; a causa di difficoltà relazionali o, in generale, in tutti quei casi in cui si rendono conto che qualcosa non va nella loro vita ma faticano a mettere a fuoco cosa e, di conseguenza, quali azioni intraprendere per stare meglio.

Poiché l’obiettivo di una consulenza psicologica è quello di aiutare la persona a trovare una risposta alla sua difficoltà in un tempo relativamente breve, a questo livello di intervento è possibile affrontare temi legati a difficoltà temporanee o disagi di lieve entità: nelle situazioni più complesse e non trattabili con una semplice consulenza sarà cura del professionista consigliare di intraprendere un percorso di Sostegno Psicologico o di Psicoterapia, a seconda delle caratteristiche del quadro clinico presentato.

Quando rivolgersi allo psicologo

Rivolgersi ad uno psicologo può essere opportuno in tutti quei casi in cui si sta affrontando un grosso cambiamento o attraversando un momento di difficoltà; o in generale se da lungo tempo si sperimenta una condizione di malessere e disagio, non necessariamente sintomatico, che invade la propria vita e in cui, nonostante gli sforzi per venirne fuori, sembra essere smarrita la propria capacità di farvi fronte, con ripercussioni sulla qualità e progettualità esistenziale, sul lavoro e sulla possibilità di instaurare e/o preservare relazioni significative.

Può essere inoltre opportuno, se non necessario, rivolgersi ad uno psicologo/psicoterapeuta in caso di: ansia, panico, disturbi dell’umore e depressione, disturbi ossessivi e/o compulsivi, stati fobici, disturbi dell’alimentazione, dipendenza da sostanze o relazionale, difficoltà nella socializzazione, somatizzazione o problemi psicosomatici, problematiche di tipo identitario o della personalità, della sfera sessuale, disagio o malessere protratto conseguente all’essere stati protagonisti di un evento traumatico.

A seguito della richiesta di una consulenza psicologica  e dopo un necessario approfondimento preliminare, sarete orientati rispetto al trattamento per voi più adeguato.

Cos’è la Psicoterapia?

All’interno di un percorso psicoterapeutico riveste un ruolo centrale l’atteggiamento mentale di chi ne fa richiesta. La psicoterapia è un tipo di pratica clinica che richiede infatti tempo e disponibilità al cambiamento da parte del paziente. Può essere proposta in sedute individuali, di coppia e di gruppo.
E’ una metodologia che si avvale del dialogo, l’ascolto e la parola, il rapporto emotivo tra il paziente e il terapeuta come strumenti elettivi di lavoro, in un contesto sicuro e protetto di lavoro comune.
È indicata in quei casi in cui il disagio psichico assume tali proporzioni nell’esistenza di una persona da impedirne l’esperienza di benessere in relazione a sé, alle persone significative e i vari ambiti in cui svolge la propria vita.
La principale essenza della psicoterapia è di esplorare ed approfondire gli aspetti di sé che con cui il paziente è ancora poco in contatto o di cui non ha ancora fatto pienamente esperienza, con particolare rilevanza alla sua dimensione emotiva.
Attraverso il percorso psicoterapeutico, il professionista ha il compito di agevolare la presa di contatto e l’espressione dei vissuti più profondi e di tutte quelle esperienze e dimensioni problematiche che il paziente ha difficoltà a riconoscere, gestire e dotare di senso.
La psicoterapia lavora sulle ragioni profonde di una molteplicità di stati o espressioni di disagio, con l’obiettivo di produrre nel paziente un cambiamento nelle sue modalità di “funzionamento” in campo affettivo, cognitivo e comportamentale, in direzione di una maggiore consapevolezza e capacità di gestione di ciò che gli genera sofferenza.
L’area di intervento della psicoterapia è molto ampia ed uno degli aspetti che rivestono un ruolo centrale, nella vita come nel trattamento del paziente, riguarda certamente il suo mondo relazionale. Affrontando i vari aspetti della personalità del paziente sarà possibile focalizzarsi sulle sue modalità relazionali, strutturatesi a loro volta attraverso le più precoci esperienze di attaccamento, in modo da individuare gli aspetti problematici della relazione tra sé e l’altro che generano malessere e sofferenza.
Attraverso questo tipo di trattamento si lavora mettendo in relazione il momento presente (vita personale, familiare, sociale, lavorativa, progettuale) con la storia personale del paziente, esplorandone le principali tappe evolutive, gli aspetti relativi alla cultura familiare, alla sfera transgenerazionale, ai temi culturali che ne attraversano l’esistenza. L’esplorazione di sogni, fantasie, credenze del paziente sarà strettamente connessa con gli eventi di vita, i comportamenti, i vissuti e le manifestazioni di malessere che lo attraversano nel consueto svolgersi della sua quotidianità.
L’approccio psicoterapeutico è particolarmente adatto quando le problematiche presentate dal paziente ruotano principalmente attorno alla sua organizzazione di personalità, in presenza ad esempio di una certa rigidità e ricorsività nel modo in cui esso si “muove nel mondo” o quando il malessere sperimentato può essere ricondotto agli aspetti relazionali, presenti o passati, della vita di quella persona.