La Gruppoanalisi

Si può ritenere il modello gruppoanalitico una tecnica terapeutica di derivazione psicoanalitica che si sviluppa nel contesto culturale della psicologia di gruppo e che mette in risalto la natura originariamente gruppale della mente umana.

Nata negli anni quaranta del secolo scorso per opera di alcuni psicoanalisti come Trigant Burrow e Sigmund H. Foulkes, che cominciarono a vedere i loro pazienti in gruppo, lo sviluppo del modello si deve soprattutto a Foulkes e alla sua esperienza nel trattamento dei reduci della seconda guerra mondiale all’ospedale militare di Northfield. L’elaborazione del modello teorico-clinico trovò la sua esplicazione integrandosi con gli apporti di matrice psicoanalitica che danno maggiore rilievo alla natura relazionale della mente (Bion, Winnicott, Fairbairn, Ferenczi).  Oggi il modello teorico gruppoanalitico e l’attuale ricerca di orientamento psicodinamico sono il risultato di una continua integrazione con le più innovative acquisizioni nel campo neuroscientifico e biofisico dell’esperienza relazionale e le prospettive aperte dalla teoria della complessità.

Il termine gruppoanalisi non indica semplicemente un’estensione della teoria psicoanalitica dal setting individuale a quello gruppale. Il modello assume come oggetto della terapia la struttura intrinsecamente collettiva della mente individuale. Per questa ragione, anche se nasce per lavorare con i gruppi, è stato quasi naturale per i terapeuti di tale formazione  sviluppare una certa flessibilità che consente di includere all’interno dello spazio terapeutico individuale altri componenti delle reti relazionali del paziente, estendendo il proprio sguardo sino all’ottica comunitaria, indispensabile nel trattamento della patologie gravi.

Il nucleo centrale dell’approccio gruppoanalitico non concepisce l’essere umano se non in relazione con il suo ambiente, in un ecosistema caratterizzato da una serie di elementi di complessità, strettamente connessi fra loro. Non potendo separare l’individuo dal suo ambiente, né considerarlo un’entità a sé, diviene impossibile non considerare dunque la profonda incidenza dei fattori culturali sulla nascita e sulla costituzione della psiche.

L’identità, in quest’ottica, si sviluppa all’interno delle reti relazionali di cui il soggetto fa parte, e l’organizzazione mentale di ogni essere umano è specchio delle organizzazioni sociali in cui vive. È nella famiglia, prima rete relazionale per eccellenza, che viene svolta una doppia funzione, da una parte deve contenere l’immaturità individuale ed assicurare la crescita del soggetto, dall’altra nonostante la sua fondamentale presenza, deve lasciare spazi d’apertura verso nuove modificazioni dell’esistenza dei figli.

Quando ciò non è permesso, a causa della presenza di maglie troppo strette all’interno dei legami familiari che non consentono alla persona di individuarsi come un’entità separata ed autonoma dal sistema che l’ha concepita, ha origine la sofferenza, che si esprime nell’impossibilità di un pensiero che possa dialogare con altri pensieri, e dove esiste una sola possibilità ripetitiva di pensiero unico che impedisce l’autonomizzazione della persona.

In situazioni di questo genere, l’individuo può riconoscere di essere in crisi attraverso il manifestarsi del sintomo.

I sintomi, in quest’ottica, possono rappresentare un’occasione, per quanto dolorosa, per chiedere aiuto, comprendere il proprio malessere e riprendere le redini della propria vita.

Nella prospettiva gruppoanalitica il paziente è quindi il punto nodale  all’interno di una rete di interazione che costituisce il luogo dei processi che portano tanto alla malattia quanto alla guarigione. L’individuo che esprime un sintomo rappresenta dunque il nodo in cui è localizzato il disturbo o il disequilibrio di un sistema più ampio.

È per tutte queste ragioni che, pur privilegiando il potenziale trasformativo del gruppo terapeutico, la gruppoanalisi costituisce un solido modello di riferimento per l’analisi individuale conferendo il valore di un’aderenza senza precedenti alla storia personale del paziente, alle peculiarità culturali, ai codici valoriali della sua famiglia, del suo paese, del suo ambiente, dei suoi gruppi naturali, rappresentando un modello e una tecnica applicabile al singolo paziente, alla coppia e alla famiglia.